GRANDINE
Come potrebbe sentirsi una pianta dopo una grandinata?
Forse come un escursionista in alta montagna che scivola e rotola rovinosamente lungo un pendio pietroso, ritrovandosi poi pieno di tagli, botte e forse anche con qualche osso rotto.
I due principiali guai che causa una grandinata sono il danneggiamento della vegetazione (fusti, foglie, fiori e frutti) e il compattamento dello strato superficiale del terreno prodotto dai colpi della grandine stessa e della pioggia che l’accompagna. Il compattamento impedisce il ricambio di ossigeno nel suolo; in penuria di ossigeno l’attività delle radici si blocca e la pianta fatica ad assorbire acqua e principi nutritivi.

Che fare dunque dopo una grandinata?
Proseguendo con la metafora, con le piante dovremmo fare le stesse cose che faremmo per soccorrere il nostro povero escursionista: innanzitutto disinfettargli le ferite, dopodiché curarlo, creando le condizioni affinché il suo organismo possa rigenerarsi e guarire (le ferite cicatrizzarsi, gli ematomi riassorbirsi, le ossa riaggiustarsi).
La guarigione è un processo svolto ATTIVAMENTE dall’organismo.
Sul campo, se possibile, si procede a disinfettare la vegetazione ferita con prodotti antimicrobici come sali di rame, propoli, olio di semi di pompelmo affinché funghi e batteri parassiti non penetrino nella pianta attraverso i tagli. Questa azione è efficace solo se eseguita in tempi brevi (entro 8-12 ore) e prima che la pianta abbia cicatrizzato le ferite, processo che è sorprendentemente più rapido di quello che molti immaginano e che spesso richiede meno di un giorno.
Ma la cosa più importante da fare è RIPRISTINARE L’OSSIGENAZIONE DEL TERRENO, il che permette di riattivare la funzionalità delle radici da cui dipende l’assorbimento di acqua e nutrienti e la ripresa del metabolismo della pianta: È QUESTO IL PASSAGGIO-CHIAVE PER UNA PRONTA GUARIGIONE DELLA PIANTA.
La rigenerazione della pianta dopo una grandinata parte dalle radici.